Lo sapevi che la filosofia cinese è attualmente il corso più popolare ad Harvard?
Ecco i migliori consigli su come diventare una persona migliore secondo Confucio.

 
Le persone sono spesso sorprese nell’apprendere che Confucio, Mencio, Laozi e altri filosofi cinesi classici non erano affatto dei rigidi tradizionalisti e, al contrario, insegnavano che il nostro bene supremo deriva dal limitarci ai nostri ruoli sociali (“essere defilati“). Né erano placidi uomini saggi che predicavano una coesistenza armoniosa con il mondo naturale. Piuttosto, si trattava di pensatori innovativi che cercavano di abbattere le convenzioni della loro società. Cercarono di rendere il mondo un luogo migliore nel quale poter espandere la portata delle possibilità umane.

La metà del primo millennio a.C. era un’era turbolenta, simile a quella nostra attuale, che dava vita a dibattiti sul come vivere, come essere etici e come costruire una buona società. A differenza dei filosofi con cui abbiamo più familiarità in occidente, questi pensatori cinesi non posero grandi domande. La loro era una filosofia eminentemente pragmatica, basata su domande apparentemente piccole come: “Come vivi la tua vita quotidiana?”.
Questi pensatori sottolinearono che il grande cambiamento avviene solo quando partiamo dalla nostra fattibile quotidianità. I loro insegnamenti rivelano che molti dei nostri dettami fondamentali su come dovremmo vivere ci hanno davvero portati su una strada dissestata.

Quali sono le idee a noi care e quali alternative ci offrono i grandi filosofi cinesi?
 

Smetti di cercare te stesso

I nostri pensatori sarebbero scettici sull’esistenza di un vero sé, specialmente uno che puoi scoprire in modo astratto.

Un’idea popolare è: guarda dentro te stesso per scoprire chi sei veramente, il tuo vero sé. I nostri pensatori sono scettici sull’esistenza di un unico sé, specialmente uno che puoi scoprire in astratto. Hanno capito che siamo noi stessi a svilupparci, guardando verso l’esterno, piuttosto che verso l’interno, in modo disordinato e sfaccettato. Le nostre personalità si formano attraverso tutto ciò che facciamo, come interagiamo con gli altri, le nostre reazioni alle cose, le attività che perseguiamo, ecc. Ad esempio non ti comporti nello stesso modo quando parli con tua madre, piuttosto di quando hai a che fare con un collega, un dentista o un amica intima. Ognuno di noi è un essere complicato che urta contro altri esseri complicati tutto il giorno. Ogni incontro disegna diversi aspetti.
 

Non essere autentico

Non siamo esclusivamente quel che pensiamo di essere, difatti possiamo lavorare per diventare persone migliori.

Una volta che abbiamo scoperto il nostro autentico sé (ma si tratta solo dell’io che inganna se stesso), il mantra che segue è di abbracciarlo ed essergli fedeli. Ma il grande filosofo della tradizione cinese, Confucio, nato nel sesto secolo a.C. (scopri di più), avrebbe pensato diversamente. Il problema con l’autenticità, direbbe, è che non si sta manifestando nel modo che noi crediamo reale. Chi è quel sé autentico che pensi di aver scoperto? È un’istantanea di te in questo momento e, se rimani fedele a essa, permettendo che diventi la tua guida, ti costringi a vivere nel passato. Questo non consente il tipo di crescita che invece si prova quando si prende vera consapevolezza del continuo cambiamento.

Fioriamo quando riconosciamo la nostra complessità e impariamo a lavorarci attraverso l’auto-coltivazione. Crescerai, ad esempio, quando capirai che non sei una testa calda solo perché tendi a pensare a te stesso come irascibile; o timido perché ti consideri un introverso. La maggior parte delle etichette che ci danno, o che ci siamo dati in autonomia, sono modelli di comportamento in cui ci siamo imbattuti e che possono essere violati, non sono le nostre prigioni. Non siamo solo quelli che pensiamo di essere, possiamo lavorare per diventare persone migliori.
Banalmente: lascia stare cosa dice di te il segno zodiacale ad esempio, non farti costringere dentro a gabbie che non ti appartengono.
 

Fare rituali

Sorridi come se non fossi arrabbiato; mordi la lingua invece di iniziare a inveire contro qualcuno; fingi. Si chiama recitazione matura.

L’opposto della nostra venerazione per l’autenticità sono i comportamenti ritualistici, o quelli che si potrebbero definire “falsi”. Non è forse meglio lasciare emergere il “vero te”?

Ma Confucio insegna che certi rituali sono trasformativi perché rompono gli schemi comportamentali che abbiamo modellato su di noi. Quando sorridi, durante un attacco d’ira, come se in realtà non sei arrabbiato; o quando mordi la tua lingua invece di inveire contro qualcuno; stai fingendo. Questi momenti creano una piccola pausa preziosa dalla realtà. In questo modo agiamo come se fossimo diversi e i nostri sentimenti così maturano. Così facendo, ci trasformiamo in qualcuno che è gentile e generoso piuttosto che qualcuno che esercita il diritto di esprimere sentimenti autenticamente onesti ma distruttivi. Mentre ci esercitiamo di continuo in questi rituali, lasciando che il nostro comportamento conduca i nostri sentimenti piuttosto che il contrario, diventiamo migliori con il passare del tempo.
 

Stai al mondo come una persona “capricciosa”

Vivi facendo deviazioni, fai conversazioni casuali, vivi nuove esperienze e interagisci – Fai quello che alimenta una vita espansiva.

Come spesso vediamo il sé come stabile, vediamo anche il mondo come stabile. Naturalmente ci rendiamo conto che la vita può cambiare, ma allo stesso tempo tendiamo a partire dal presupposto che il mondo sia generalmente prevedibile e che dovremmo capire come ci integreremo. Se ci consideriamo bravi in ​​matematica, continuiamo su quella pista accademica; se ci consideriamo estrosi, cerchiamo un compagno di vita che si unirà a noi nelle nostre avventure.

Mencio, uno studioso confuciano che visse durante la fine del IV secolo a.C. (scopri di più), osservò un mondo frammentato e capriccioso. Egli consiglierebbe che dovremmo vivere facendo deviazioni, avendo conversazioni casuali, vivendo nuove esperienze e interagendo, così da avere una vita espansiva. Piuttosto che fare progetti immutabili per le nostre vite, un approccio in stile Mencio significa mettere in moto percorsi.
 

Smetti di prendere decisioni

Quando stai pensando a un grande cambiamento, la tua decisione sarà più facile se proverai nuove esperienze correlate.

Cosa c’è di sbagliato nell’avere un piano per la propria vita? Quando pianifichi la tua vita, prendi decisioni per un futuro basandoti sulla persona che sei oggi non su quella che diventerai.

Piuttosto che inscatolare noi stessi impegnandoci attraverso grandi decisioni, il modo di Mencio sarebbe quello di avvicinarti a quel che credi giusto attraverso il piccolo e il fattibile. Quando stai contemplando un cambiamento di carriera, per esempio, la tua decisione sarà più facile se proverai nuove esperienze correlate su piccola scala. Presta attenzione alle risposte che ricevi da queste esperienze, esse ti guideranno in nuove direzioni.
 

Sii cedevole

Guarda il mondo come connesso, invece che diviso e distinto, in modo da poter essere in sintonia con gli altri.

Un’altra idea popolare è che i “forti” vincono sempre. Ci viene quindi detto di essere forti e di essere assertivi su ciò che vogliamo. Ma Laozi (scopri di più), nel Tao Te Ching (uno dei testi più importanti della cultura cinese, risalente al IV secolo a.C. – Acquistalo qui), difende il potere dell’essere cedevoli. La gente spesso pensa che questo significa che dovremmo armonizzarci con la natura. Così alcuni lettori di Laozi vanno a fare una passeggiata passiva nei boschi per assorbire l’energia del mondo naturale. Ma la passività non è ciò che intende Laozi. Egli dice che dovremmo vedere ogni cosa nel mondo come connessa invece che divisa e distinta, in modo da poter usare la nostra comprensione di tutte queste connessioni per rimanere in sintonia con gli altri.

La sintonizzazione consente un diverso tipo di influenza sugli altri. Invece di esercitare un potere diretto sulle persone o indiretto (come ad esempio modificare subdolamente le situazioni), diventi una guida per gli altri che non percepiscono il tuo agire come un tentativo dominante.
 

Non giocare sui tuoi punti di forza

Vivi la tua vita come una serie di rotture, perché è questo che ti cambia con il passare del tempo.

Siamo incoraggiati a scoprire i nostri doni e punti di forza e ad affidarci a loro fin da giovani. Se sei sportivo, ti sei unito alla squadra di calcio; se hai sempre avuto lo sguardo sui libri, hai studiato letteratura. Invecchiando, coltiverai queste inclinazioni naturali finché non diventeranno parte della tua identità. Ma avendo questo atteggiamento finirai per smettere di fare qualsiasi altra cosa.

I nostri filosofi ti incoraggerebbero a non concentrarti su chi pensi di essere così da rompere i tuoi preconcetti e pregiudizi. Se pensi di essere goffo, riprendi a ballare. Se non sei bravo in lingue, inizia a studiare cinese. Lo scopo non è quello di migliorare te stesso attraverso queste cose, ma è quello di vivere la tua vita creando rotture degli schemi, perché è questo che ti cambia con il passare del tempo.
 

Non essere consapevole

I principi della consapevolezza come vengono comunemente compresi sono l’opposto di ciò che la consapevolezza doveva essere.

Sentiamo che la consapevolezza ci aiuterà a raggiungere la pace e la serenità nelle nostre vite frenetiche. Adesso la consapevolezza è persino propagandata come uno strumento per la produttività e l’efficacia nelle scuole di business, nelle società e nell’esercito.

La consapevolezza non sembra, in apparenza, molto diversa dalla nozione confuciana di prestare attenzione alle tue risposte emotive. Ma i principi della consapevolezza come sono comunemente compresi – incluso guardare dentro e accettare ciò che si trova con distacco e privi di giudizio – è l’opposto di ciò che la consapevolezza dovrebbe essere.
Il buddismo è, dopo tutto, la dottrina del “non sé”. L’auto-coltivazione confuciana invece è diversa. Si tratta di impegnarsi con il mondo e coltivare te stesso attraverso quell’impegno, attraverso ogni incontro e interazione. Abbraccia un modo molto attivo, non passivo, di coltivarti per diventare una persona migliore.
 

Ripensare il tradizionale e il moderno

Sono le piccole azioni, attraverso le quali conduci te stesso, che contano di più nella ricerca di una migliore trasformazione.

L’assunto contemporaneo alla base di tutti gli altri è che ci siamo liberati da un mondo tradizionale repressivo e viviamo le nostre vite liberi e scegliendo cosa essere. Ma se definiamo un mondo tradizionale come quello in cui gli esseri umani accettano passivamente il modo in cui sono, cercando di inserirsi in un ordine stabile e preesistente, allora siamo noi quelli davvero “tradizionali”. Le ipotesi che riteniamo vere restringono le nostre maggiori possibilità.

La “Via” all’apertura citata nel Tao Te Ching: “La Via che può essere percorsa in un modo chiaramente definito non è una Via duratura.“; significa che se credi di poter disporre di un piano perfetto per la tua vita hai in realtà smarrito il “Sentiero”. Invece, dovremmo riconoscere di essere creature complesse costantemente sobbalzate in direzioni diverse e che, è attraverso il lavoro sulle nostre interazioni, esperienze e risposte che cresciamo. Sono le piccole azioni attraverso le quali conduci te stesso che contano di più nel trasformare te stesso, e il mondo, in un “luogo” migliore.
 
 
FONTE: Articolo originale di Michael Puett e Christine Gross-Loh per il The Guardian.
Tradotto e integrato in lingua italiana da © Valerio Bellone